sabato 3 febbraio 2018

Videogiochi moderni



La mia prima macchina fotografica era completamente meccanica.

Era in acciaio, di una semplicità assoluta ed ogni volta che sceglievo di fare la foto in un certo modo, sapevo perfettamente cosa succedeva al suo interno; quando qualcosa non andava la smontavo, la sistemavo e la rimontavo.

Ed era talmente affidabile che non avevo bisogno neppure di aspettare lo sviluppo del rullino per sapere com' era la foto.

Da quando uso il digitale ( saranno ormai 15 anni circa ) ho sempre la sensazione di essere in balia di uno pseudo videogioco a cui si è pensato di appiccicare un obbiettivo e di chiamarlo "fotocamera".

Il problema maggiore però è che, almeno per come la vedo io, questi tristi e costosissimi gingillini si rompono con la facilità di un bolla di sapone in balia del vento anche se li tratti come se davvero fossero tali e, una volta visti aperti, ti rendi conto che altro non sono che un sandwich di schede in plastichetta che, se a garanzia scaduta iniziano a rompersi, ti obbligano ad acquistarne  continuamente di nuove con nuove opzioni per lo più superflue, onde evitare gli “abbonamenti” ai centri di riparazione ( da effettuarsi OVVIAMENTE  E SOLO dai centri autorizzati dalla casa madre ).

Sto seriamente pensando che, quasi quasi, me ne torno a far foto con strumenti veri lasciando agli altri i giochi elettronici e le manie del numero dei megapixel.

E' probabile che, a conti fatti, l'analogico sia parecchio più costoso; sicuramente più lento, forse ( e sottolineo forse ) qualitativamente addirittura migliore dal punto di vista estetico ed ugualmente ( ovviamente ) lavorabili al computer.

Si può provare.

In ogni caso, una cosa è certa: la foto analogica ti salva il fegato !.